L’Italia è da secoli un paese leader nella lavorazione della pelle. A Firenze, nel quartiere di Santa Croce, già nel Medio Evo si producevano manufatti con la pelle: la toponomastica (Corso dei Tintori, Via delle Conce ecc.) è un lascito di una tradizione antica ma che ancora oggi vive in Toscana grazie ad aziende, laboratori e brand del lusso di rilievo internazionale. Firenze e altri territori toscani non sono un unicum. Il distretto veneto della pelle, con il suo fulcro ad Arzignano, è un altro esempio dell’eccellenza italiana nel settore, e lo stesso può dirsi per il polo conciario di Solofra, nell’avellinese.
Purtroppo negli ultimi anni il forte deteriorarsi del contesto geopolitico, commerciale e sanitario globale (insieme a varie criticità di natura endogena) ha avuto un impatto negativo sull’industria italiana della lavorazione della pelle. Il nostro paese però resta un protagonista mondiale nella pelletteria di qualità, e a dispetto delle difficoltà citate il settore – così legato all’identità italiana – contribuisce a trainare l’export e a generare occupazione per decine di migliaia di addetti.
Ma al fianco dell’industria della lavorazione della pelle esiste, in Italia, un arcipelago di costruttori di macchinari per la pelletteria, la concia e la calzatura straordinariamente dinamici e capaci. Si tratta di oltre 200 aziende specializzate, che generano un export di quasi 400 milioni di euro, e rappresentano uno sbocco lavorativo importante per giovani ingegneri, programmatori ecc. È noto anche ai non-addetti ai lavori, per esempio, il distretto meccano-calzaturiero della Lomellina.

Prova della vitalità del mondo dei costruttori è stata la 51^ edizione della Simac Tanning Tech, tenutasi la scorsa settimana a Milano. Più di settemila gli accessi: tra i visitatori anche Luca Clementel in rappresentanza di Eoptis, tech company che da anni propone prodotti e soluzioni all’avanguardia ai costruttori di macchine per la concia, la calzatura e la pelletteria. Un esempio in tal senso sono i colorimetri destinati all’uso in laboratorio per l’analisi qualitativa come il CLM-194 e CLM-196, e quelli destinati all’installazione in linea per il controllo di processo come l’SPC-295.

Secondo quanto riferito dall’ingegner Clementel al suo rientro, è innegabile: l’industria nazionale della pelle sta vivendo un momento di particolare complessità, ma è altrettanto evidente che il comparto dei costruttori è ricco di capacità innovative, competenze e visione, e può infondere nuovo slancio alla pelletteria italiana.
A Simac Tanning Tech si è avvertito determinazione, grinta e anche un moderato ottimismo, e soprattutto attenzione verso i maggiori trend tecnologici, a partire dall’IA integrata nelle macchine per l’ispezione automatica, la selezione e la marcatura delle pelli. Soluzioni all’avanguardia che integrano tecnologie ottiche avanzate per migliorare l’efficienza dei processi ed elevare la qualità del prodotto con una particolare attenzione alla sostenibilità nella lavorazione della pelle.
L’innovazione tecnologica, secondo quanto emerso nel corso di colloqui con clienti e colleghi in fiera, è vista non soltanto dai costruttori ma dalle controparti della concia e della pelletteria come una delle principali leve di competitività in un panorama estremamente mutevole. Essa può per esempio contribuire ad aumentare la capacity e l’efficienza delle PMI, e accelerare la crescita e la competitività delle realtà più grandi.
Vivissimo anche il desiderio di fare sistema in difesa del Made in Italy: l’accordo strategico firmato tra Simac Tanning Tech e Lineapelle va senza dubbio in una direzione apprezzata da molti costruttori, perché la tecnologia di frontiera può davvero essere il grande volano per la creatività italiana. L’industria della pelle continua ad avere un potenziale enorme, a dispetto di tutto.