Nel primo trimestre del 2026 il manifatturiero italiano ha dato rinnovati segni di resilienza. A marzo, in particolare, la fabbricazione di mezzi di trasporto e quella di computer, prodotti di elettronica e di ottica, di apparecchiature elettriche e macchinari hanno trainato la produzione industriale, che ha visto un aumento dello 0,7% rispetto al marzo 2025, e dell’1,5% su base annua (dati ISTAT). Che il comparto dei beni strumentali sia saldo e vitale non stupisce gli addetti ai lavori, e anzi la capacità italiana di costruire macchinari e strumenti è rinomata nel resto d’Europa e nel mondo.
Eoptis, in quanto azienda specializzata in soluzioni e prodotti basati su colorimetria, visione artificiale e tecnologie di rilevazione 3D per i costruttori di macchine e linee produttive (e in generale per le imprese che hanno nel controllo qualità e nell’ottimizzazione dei processi una priorità), opera ogni giorno con decine di aziende del comparto. Ecco perché è interessante un confronto con il cofondatore della tech company ingegner Luca Clementel, non soltanto sulle prospettive di Eoptis ma su che cosa vede profilarsi all’orizzonte per il manifatturiero avanzato nei prossimi mesi.

Ingegnere, nei primi mesi del 2026 abbiamo avuto alcuni segnali positivi: per esempio a gennaio l’indice PMI è salito leggermente, i dati di marzo sull’indice destagionalizzato della produzione industriale vedono una vitalità del comparto dei beni strumentali. Allo stesso tempo la situazione geopolitica è complessa (la guerra in Ucraina, la crisi nello stretto di Hormuz, le relazioni problematiche tra Stati Uniti e Cina a dispetto del recente vertice Trump-Xi), il costo dell’energia molto alto, la concorrenza del manifatturiero cinese sempre più intensa… Come sta, a suo parere, il manifatturiero italiano?
È innegabile che il contesto sia molto sfidante, anche per i nostri clienti di riferimento, cioè i costruttori di linee di produzione, realtà italiane medio-grandi che comunque hanno le spalle larghe e continuano ad esportare in tutto il mondo nonostante le incessanti crisi. Per noi, ma credo che valga per qualsiasi azienda high-tech, è fondamentale dialogare con i nostri clienti, e questo dialogo costante ci permette in effetti di tastare ogni giorno il polso dell’industria italiana da prospettive piuttosto diverse tra loro: quella dell’agroalimentare, del tessile, delle concerie, delle cartiere, del farmaceutico, della ceramica, della trasformazione dei metalli ecc.
Per rispondere alla domanda, sì, è innegabile che gli ultimi due, tre anni sono stati non facili. Tuttavia le aziende manifatturiere italiane continuano a dare prova di straordinaria resilienza, e la prova più chiara di quanto dico è data dal nostro export, che continua a crescere a dispetto delle molteplici crisi in atto. Nel 2025 le nostre esportazioni sono cresciute, in valore, del 3,3% rispetto al 2024: ha fatto bene il Centro Italia, ma anche il Sud, il Nordovest e il Nordest. E a spiccare sono soprattutto i settori ad alta intensità scientifica (ad esempio il farmaceutico) o quelli identitari, dove l’Italia eccelle da sempre, come l’agroalimentare.
L’economia tedesca, motore dell’eurozona e del continente, ha rallentato. Eoptis sente questo rallentamento?
L’economia tedesca, a cui l’economia italiana è legata a doppio filo, ha rallentato, sì, ma ora sembra essere in ripresa. Nel primo trimestre del 2026 è cresciuta più delle aspettative, anche se permangono problemi strutturali seri, penso all’occupazione, ma questo è vero in tutta l’eurozona. In generale in Italia sente il rallentamento soprattutto chi lavora per le filiere industriali più esposte alle crisi, mentre chi è fornitore di aziende solide, penso ai grandi brand premium dell’automotive, è un po’ più al riparo. Quanto a noi di Eoptis, la nostra fortuna è di lavorare con aziende attive, come dicevo prima, in tanti settori diversi, e che esportano senz’altro in Germania, ma anche in altri paesi europei, in Nordamerica, nel Golfo e così via. Questo ci conferisce senza dubbio resilienza, e ci rende meno vulnerabili al rallentamento di questa o quella economia.
E lo shock energetico scatenato dal blocco dello stretto di Hormuz? Il suo effetto si sente?
Noi non siamo un’azienda energivora, pertanto i rincari energetici ci toccano sino a un certo punto. Ovviamente il manifatturiero italiano nel suo complesso sta sentendo lo shock, anche se in modo disomogeneo: un’azienda dell’acciaio o della plastica è più colpita di una realtà, per esempio, specializzata in meccanica strumentale. In generale il cliente che si rivolge a Eoptis vuole affinare il controllo qualità, e/o aumentare l’efficienza dei processi; in altre parole, le nostre soluzioni contribuiscono a risparmiare risorse, e quindi conferiscono competitività ma anche resilienza alle aziende manifatturiere. E la resilienza serve, specialmente in una fase storica così complicata.

A marzo ha partecipato, come relatore di una tavola rotonda e visitatore, a MECSPE. Com’era il sentiment?
MECSPE è ormai un appuntamento irrinunciabile per gli imprenditori manifatturieri italiani. Quest’anno la fiera è stata particolarmente affollata; nel complesso un’eccellente occasione per fare networking e confrontarsi con colleghi da tutta Italia, e anche dall’estero. Aggiungo che a iniziative come queste c’è tutto quello che il sistema-paese può mettere in campo per superare le crisi e ripartire con maggiore slancio: dal mondo accademico alle startup sino alle grandi aziende. La sinergia tra i vari attori del manifatturiero può essere la cura per molti dei problemi che oggi dobbiamo affrontare: le grandi aziende hanno il know-how e lo standing internazionale, ma soffrono di problematiche irrisolte da anni; le startup e le PMI tech hanno la flessibilità e l’inventiva cruciali in fasi come questa, però non hanno le risorse delle realtà più grandi; il mondo accademico può (e a mio modo di vedere deve) supportare con la sua attività di ricerca il manifatturiero.
A suo parere dove sta andando il manifatturiero europeo?
Questa domanda andrebbe rivolta a migliaia di imprenditori, manager e studiosi. Dalla mia prospettiva, credo che sia in atto, almeno tra certe aziende, uno sforzo di diversificazione e di modernizzazione degno di nota. Diversificazione dei mercati, sia in senso geografico che in senso merceologico. Modernizzazione, cioè il tentativo di integrare in modo profondo, nelle proprie soluzioni e nei propri processi, l’IA, la visione artificiale, la robotica avanzata e così via. Ritengo che sia la risposta giusta alle sfide epocali che abbiamo di fronte. È in corso pure un cambio di mentalità, la consapevolezza che bisogna uscire dalla propria zona di comfort per conquistarsi il futuro.
Ed Eoptis?
Daniele e io, così come i colleghi, non amiamo la zona di comfort. Ogni giorno i nostri clienti ci lanciano nuove sfide, sfide impegnative ma che ci aiutano a crescere e ad allargare un po’ i nostri orizzonti. Nel prossimo futuro immagino una Eoptis che evolve ancora più in fretta, e allarga ulteriormente la propria platea di interlocutori industriali e tecnoscientifici, in Italia e in Europa.





