Dove va il manifatturiero italiano (ed europeo)? Una riflessione con Luca Clementel dopo la missione a MECSPE

Dove va il manifatturiero italiano (ed europeo)? Una riflessione con Luca Clementel dopo la missione a MECSPE

È in corso una profonda trasformazione del pilastro della nostra economia. E le opportunità non mancano, come spiega il cofondatore di Eoptis

Il manifatturiero italiano (ed europeo) sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Alle incertezze geopolitiche e macroeconomiche, agli alti prezzi dell’energia e di molte materie prime, alla carenza di personale specializzato si affiancano le sfide dei limitati investimenti in R&D e l’eccessivo focus su industrie mid-tech o persino low-tech. Si può parlare di crisi? Solo se si parte dall’etimologia greca del termine: crisi come krísis, cioè scelta, decisione, fase cruciale. Alcuni orizzonti si chiudono, altri si aprono. E questa consapevolezza era palpabile a MECSPE, tra le maggiori fiere europee dedicate al manifatturiero innovativo.

A MECSPE c’era anche Eoptis, attraverso i suoi colorimetri, esposti allo stand di Metreo, e grazie alla presenza in fiera di Luca Clementel, cofondatore e product manager dell’azienda. Ci siamo confrontati con lui per capire che clima si respirasse in fiera. Ecco che cosa ci ha raccontato.

 

Il confronto

Ingegnere, prima di tutto qual è la sua opinione complessiva sulla fiera?

MECSPE è un appuntamento importante per tutto il manifatturiero italiano, in quella sede si può tastare il polso dell’industria nel suo complesso. È una grande vetrina per chi opera nei settori di interesse per Eoptis e per l’intero Gruppo Optoi, come l’automazione, le lavorazioni meccaniche, la subfornitura elettronica, il controllo qualità. Ecco perché le nostre tecnologie di misura colorimetrica erano presenti allo stand del nostro partner Metreo, così come presso altri stand, essendo ormai adottate come standard ad esempio nell’automazione industriale per i processi di saldatura. Per me e i colleghi è stata l’occasione per fare il punto con clienti storici, confrontarsi con potenziali nuovi clienti, capire meglio dove sta andando il manifatturiero italiano (ed europeo).

 

 

Ecco, quali sono stati gli aspetti che l’hanno colpita di più?

Senz’altro i numeri di quest’edizione di MECSPE colpiscono in positivo: tredici padiglioni, oltre duemila aziende espositrici, più di sessantamila visitatori. Non si tratta solo di una crescita significativa rispetto alla precedente edizione, ma anche di una spia della forte vitalità complessiva del manifatturiero italiano, e del dinamismo di molte realtà industriali del nostro paese. Queste realtà industriali hanno l’esigenza di incontrarsi e confrontarsi. Banalizzando, l’espositore vuole mostrare lo stato dell’arte, l’eccellenza delle proprie tecnologie, così come delle nuove applicazioni sviluppate; il visitatore si reca alla fiera perché alla ricerca di nuovi fornitori e soluzioni. Un punto degno di nota poi è che erano presenti, come fornitori ma soprattutto come espositori, anche molti professionisti e tecnici da altri paesi europei, dalla Cina ecc. Credo che anche questo indichi l’attrattività e la vitalità del manifatturiero italiano.

 

 

Qual era il sentiment? Specie in relazione al forte rallentamento dell’economia tedesca?

Ovviamente gli imprenditori italiani sono consapevoli della complessa situazione geopolitica globale, in particolare in Europa orientale e in Medio Oriente. I dazi che Trump si accinge a imporre preoccupano, i rincari energetici pure. E lo stesso vale per il rallentamento del nostro principale partner commerciale, la Germania, che è un cruccio dato che si tratta di un mercato dal valore di oltre settanta miliardi per il nostro manifatturiero… Rallentamento peraltro che non è detto perduri anche nel 2026. In ogni caso queste situazioni sono cicliche, e devono essere viste come un’opportunità, per quanto molto dolorosa. Una flessione della produzione, infatti, libera tempo e capacità mentali per valutare con maggiore serenità (e concentrazione) nuovi sviluppi, e questo significa necessariamente innovazione, e ottimizzazione della produzione. E quando si parla di innovazione e di ottimizzazione della produzione siamo su un terreno fertile proprio per le piattaforme tecnologiche di Eoptis, integrabili in ambiti applicativi quali quello della robotica, della meccanica e dell’agritech. Vorrei però aggiungere un’altra cosa…

 

 

Prego.

La parte più dinamica del nostro manifatturiero, quella che esporta in tutto il mondo (negli Stati Uniti e in Germania, certo, ma anche in Spagna, nel Golfo e in Brasile), ha mostrato una forte resilienza agli shock che si sono susseguiti negli ultimi anni. Prima di tutto, si tratta di aziende che sono sopravvissute agli anni durissimi della crisi finanziaria iniziata nel 2008. Restiamo un manifatturiero di PMI, ma negli ultimi dieci, quindici anni le micro- e piccole imprese si sono ridotte, e sono aumentate le medie e grandi imprese. Queste aziende sono fortemente orientate all’export, e ben integrate nelle filiere produttive globali. Sia chiaro, non si vuole in alcun modo sminuire la difficoltà che le imprese stanno incontrando in questo periodo storico così particolare, ma ricordiamo anche che il manifatturiero italiano ha grandi capacità. L’ho già detto in passato, e lo ripeto.

 

Torniamo a MECSPE. Cosa si porta a casa ingegnere, da imprenditore?

Ho percepito, nettamente, una voglia, un appetito di innovazione concreta. Sia nei vari stand sia nei talk e nelle tavole rotonde organizzate nel corso di MECSPE. Si sta diffondendo ormai l’idea che sia possibile trovare soluzioni efficienti ed efficaci a problemi e sfide del quotidiano avvalendosi di tecnologie che sino a qualche anno fa erano associabili a centri di ricerca o a startup di successo. Ecco, ora queste tecnologie vengono integrate nelle linee di produzione, privilegiando aspetti quali la robustezza, la flessibilità e il time-to-market contenuto. Penso, ad esempio, alle tecniche di manifatturiero additivo (molto presenti a MECSPE) o anche alle soluzioni di IA.

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