Eoptis è fiera di far parte del Gruppo Optoi, ed è stata felice di partecipare con i suoi due manager Luca Clementel e Daniele Covi al trentennale di attività della casa madre
Di recente Optoi, casa madre di Eoptis, ha celebrato i suoi 30 anni di attività. Un traguardo importante, e una fonte di ispirazione per Eoptis: la visione, il coraggio, la tenacia, il rigore e l’abilità di fare “innovazione concreta” di cui Alfredo Maglione e Andrea Scaramuzza, soci del Gruppo Optoi, hanno sempre dato prova in oltre un quarto di secolo, guidando un team di capacissimi professionisti e professioniste, rappresentano un formidabile esempio, e uno sprone all’impegno costante.
Nel corso delle celebrazioni all’Itas Forum Trento, di fronte a una foIta pIatea di partner e amici di Optoi, il cofondatore di Eoptis Luca Clementel ha tracciato un breve schizzo del presente e del futuro dell’azienda.
Come Optoi, anche Eoptis è una realtà industriale, un’azienda che lavora con altre aziende. E al pari di Optoi anche Eoptis è una tech company multidisciplinare per natura, dato che unisce a competenze di sviluppo elettronico, hardware e software la capacità di progettare parti meccaniche e ottiche. Eoptis realizza tecnologie all’avanguardia per far evolvere i processi produttivi, rivolgendosi a costruttori di macchine e di linee di produzione decisi a integrare sui propri prodotti sensoristica optoelettronica in grado di generare valore; non solo: Eoptis lavora anche con i venditori OEM, così come con i proprietari di linee di produzione che vogliono aggiungere un nuovo layer di controllo.
Eoptis dal 2011 a oggi si è sempre più specializzata, focalizzandosi su tre ambiti chiave dal profondo potenziale trasformativo (la rilevazione 3D, la visione artificiale e la colorimetria), e fornendo soluzioni all’avanguardia: come la speciale telecamera – sviluppata per un cliente leader nel suo settore – che viene montata su particolari robot per guidarli in modo automatico lungo il giunto di saldatura, cioè il punto in cui due pezzi di metallo vengono affiancati per essere saldati; la soluzione in questione consente di ricostruire in tempo reale la forma della scena che si presenta davanti al robot, riconosce il giunto (e quindi la traiettoria che deve seguire il robot) e ne trasmette le coordinate alla stregua di un navigatore. Ciò consente di allontanare letteralmente l’operatore da un ambiente di lavoro poco salubre (a causa dei fumi emessi dal processo di saldatura, delle luci abbaglianti dannose alla vista e delle alte temperature). È “innovazione concreta”, in estrema sintesi, che cerca di contribuire anche al progresso sociale, come Optoi in 30 anni di attività ha sempre cercato di fare.