Essere un’azienda di engineering all’avanguardia richiede partner all’altezza
La Carpano Equipment è una di quelle aziende “ad alto tasso di ingegneria”, dinamiche e in continua evoluzione, che rendono grande il Made in Italy. Bolognese, fondata trent’anni fa da un padre e da un figlio, la Carpano Equipment è leader nell’automazione per la saldatura di metalli. Nella sua area coperta da 3.500 metri quadri l’azienda costruisce macchine innovative in grado di garantire agli utenti facilità d’uso, ripetibilità accurata del processo, reperibilità dei ricambi, rapido ritorno dell’investimento. L’innovazione è di casa: se negli anni Novanta l’azienda produceva i primi manipolatori in alluminio, oggi propone soluzioni per la saldatura allo stato dell’arte movimentate tramite cobot, predisposti anche per l’Industria 4.0.
La Carpano Equipment è uno dei partner di Eoptis, specializzata nella visione artificiale e nei processi di controllo qualità sulla produzione. Per conoscere meglio quest’eccellenza tutta italiana, ci siamo confrontati con il suo cofondatore e CEO, Massimiliano Carpano.
La conversazione
Ci può raccontare brevemente la storia di Carpano Equipment?
Certo. L’azienda è stata fondata nel 1992 da mio padre e da me. Mio padre, sino ad allora, si era specializzato nella costruzione di saldatrici, ma fondando Carpano Equipment abbiamo deciso di comune accordo di orientarci invece verso il settore dell’automazione per la saldatura di metalli. Gli inizi, ammetto, non sono stati facili. Abbiamo iniziato in un locale veramente molto piccolo, angusto direi, ed eravamo solo in tre. Ma in questi trent’anni di lavoro siamo riusciti a crescere, il mercato ha sempre più premiato l’automazione dei processi – specie quelli di saldatura – e oggi la nostra azienda conta nel suo organico venticinque persone. Guardiamo al mercato nazionale dove siamo leader, ma una parte sempre più significativa del nostro fatturato deriva dall’export.
Può fornire qualche numero?
Sì. Facciamo il 50% del nostro fatturato in Italia, il 35% nei mercati europei, e un rimanente 15% nei mercati extra-europei. La domanda straniera è per noi strategica. Per fortuna il Made in Italy di qualità è molto apprezzato.
Qual è il vostro cavallo di battaglia, il prodotto di cui lei va più fiero?
Sono diversi in realtà, il mercato è variegato e premia molto la flessibilità e la diversificazione. Vede, ogni cliente ha bisogno di soluzioni diverse, e noi siamo in grado di dare una risposta a tutti. In ogni caso da un punto di vista storico siamo più forti nei prodotti di controllo, di processo, e nei sistemi di visione. Si tratta di ambiti, peraltro, dove c’è una minor concorrenza, e tanto spazio per valorizzare contributi creativi e di qualità.

Ad esempio sistemi di controllo della posizione della torcia di saldatura, e PLC per monitorare e gestire in modo automatico il ciclo di lavoro?
Esattamente.
Quali sono le competenze più importanti per lavorare in un’azienda in crescita come Carpano Equipment?
La passione, prima di tutto. Lungi da me suonare retorico, però la passione è davvero cruciale, specie in un settore così complesso e sfidante come quello dell’automazione per la saldatura di metalli. Ovviamente cerchiamo persone con buone competenze tecniche, la maggior parte del nostro team in officina si è diplomato all’istituto tecnico: sono meccanici, ma soprattutto elettronici ed elettrotecnici. Inoltre Carpano Equipment ha al suo interno uno studio tecnico, che per noi è un grande asset; esso è composto da tre ingegneri elettronici e del software, e da tre ingegneri disegnatori meccanici.
In un’azienda manifatturiera di venticinque persone avere nel team sei ingegneri è un dato significativo; si tratta di quasi un quarto della forza-lavoro.
In effetti sì, lo studio tecnico è, mi conceda, il motore dell’azienda, perché di fatto il nostro bene primario sono i progetti e il prodotto. Veniamo definiti un’azienda manifatturiera. Io dico, più propriamente, che siamo un’azienda di engineering, perché – per dirla con una certa crudezza – da noi nessun tecnico fa lavori ripetitivi. Il lavoro ripetitivo, se c’è, viene sempre esternalizzato.
Ha parlato di passione, prima. Che cos’altro serve per lavorare in Carpano Equipment?
Saper lavorare in team. Cerchiamo persone che sappiano collaborare e cooperare tra loro, in modo da creare, all’interno dell’officina, un bel clima, in grado di stimolare la coesione e la capacità di innovare.
C’è un progetto di particolare pregio a cui avete contribuito?
Ce ne sono diversi, in realtà. Cito, giusto per fare un esempio, un contributo nell’ambito dei trasporti ferroviari (un settore strategico per l’Italia, e dove abbiamo lavorato di più negli ultimi dieci anni). Un nostro portale a due teste è stato utilizzato per la saldatura di imperiale e telaio del treno ad alta velocità Frecciarossa.
E cosa pensa della sinergia tra Carpano Equipment ed Eoptis?
Si tratta di una sinergia nata oltre cinque anni fa. Abbiamo demandato a Eoptis lo sviluppo di una nuova telecamera per il monitoraggio del processo di saldatura. L’attività ha avuto un buon esito, tant’è vero che quel primo prodotto è diventato un nostro prodotto standard. Dato che le cose erano andate secondo le nostre aspettative, abbiamo deciso di sviluppare con Eoptis anche questo nuovo seguigiunto laser; un prodotto analogo era già presente sul mercato, ma sviluppato da aziende non-italiane.
Grazie ad Eoptis siamo la prima (e unica) azienda italiana ad aver messo a punto la parte di controllo, e a essere sul mercato con un sistema seguigiunto laser per correggere in tempo reale la posizione della torcia durante la traiettoria di saldatura. Aggiungo che questo prodotto è ancora in fase di ingegnerizzazione, ma in azienda nutriamo tutti buone aspettative, confidiamo che sarà davvero apprezzato dal mercato. Senza dubbio si tratta di un prodotto estremamente avanzato.
Dunque un unicum, questo vostro nuovo seguigiunto laser.
Sì, in Italia non ci sono altri costruttori, e in generale nel mondo abbiamo solo tre o quattro concorrenti. E credo che questa specificità non passerà inosservata.
Cosa apprezza, in particolare, della partnership con Eoptis?
Senz’altro la disponibilità a risolvere i problemi che inevitabilmente si presentano quando si fa qualcosa di nuovo, quando si innova. E poi riscontriamo una grande voglia di collaborare, e di crescere insieme. La tech company trentina è partecipe dei risultati e coinvolta, e questo rende la partnership reale, e gli dà concretezza. Ancora, in Luca Clementel, co-fondatore e product manager di Eoptis, riscontro una forte passione per il lavoro, cosa che reputo essenziale, come dicevo prima.
In ultimo, quali sono le sfide per il futuro di Carpano Equipment, e dove immagina che sarà la sua azienda tra una decina d’anni?
Dove sarà l’azienda nel 2032? Non ne ho la più pallida idea! [ride] Però so che dovremo continuare a crescere, perché ormai il piccolo non riesce più ad affrontare le sfide del mercato, a mio parere. Le aziende snelle e dinamiche possono ancora brillare, a patto però che abbiano un certo livello di organizzazione. Il mercato ormai è globale, e per essere competitivi occorre essere ben strutturati, con forti competenze al proprio interno.